Quando l'odore del caffè prepara il cervello alla nuova giornata da affrontare, quando rientri a casa e stendi il bucato pulito, quando ti accendi una candela mentre leggi un libro, assapori o meglio respiri piccole emozioni quotidiane legate a quegli odori che orami sono familiari.
In quel momento il tempo si ferma e pensi che, nonostante tutto, il mondo in cui viviamo è meraviglioso.
Spesso mi prendono in giro perché ho l'abitudine di annusare di tutto, ne sono consapevole, ma è più forte di me, ormai è un'azione naturale. Se l'odore non è buono, qualsiasi cosa sia, allora è da scartare!
Lo dice la scienza.
Sarà che i nostri antenati avevano questo senso estremamente sviluppato, ma trovo che gli odori abbiano tantissima influenza sulla nostra routine quotidiana e fissino dei ricordi quasi indelebili nella nostra mente.
Pensiamo all'odore di un neonato, a quello di casa propria o di casa della nonna (si perché pare che esista un profumo specifico per "casa della nonna"), l'odore che senti quando sei in coda dal benzinaio, quando abiti proprio sopra una pasticceria che sforna brioches alle sette del mattino, quando inizia la scuola e tutto profuma di carta nuova, pensa al profumo del ragù che permea i vicoli di Napoli rendendo una passeggiata un'esperienza sensoriale.
Ah. Dimenticavo. Il profumo della lavanda.
Penso che se fosse riconosciuta come sostanza psicotropa, non potrei controllare la mia dipendenza da lavanda.
Mi rimanda all'odore di buono, mi regala istantaneamente un senso di pace e di serenità. Penso di dovermi procurare una riserva personale per i momenti di crisi esistenziale, in cui vorresti prendere singoli pezzi di te, inscatolarli per bene e conservarti per la vecchiaia, così da arrivarci sana di mente.
Amo la lavanda da quando mia mamma me l'ha fatta scoprire da piccola, forse perché mi ricorda l'infanzia, ma forse non avrò mai parole adatte per descriverlo.
Ma arriviamo al dunque. Tra tutti questi quello che ha suscitato la mia curiosità, tanto da scriverci su dei pensieri, è l'odore del caffè, che già da solo è buono a mettere in pausa il cervello.
Penso al suo potere sociale, al fatto che solo prendere un caffè con un'amica ti doni un momento di ristoro. Inoltre, mi affascina pensare che nonostante le differenze culturali, le numerose miscele, che sia espresso o lungo, macchiato o nero, questa tazzina possa mettere in connessione milioni di persone ogni giorno.
A Napoli il caffè ha il suo rituale, nonostante l'avanzare della tecnologia e l'aumento delle fantastiche cialde monodose (nulla in contrario), al piacere di un caffè preparato con la moka (e con amore) con gli amici o da sola, non rinuncerei mai.
Questi momenti sono la poesia della vita, come diceva Eduardo, chi li apprezza non può che essere grato alla vita stessa, che la felicità si gusta in un momento di pace davanti a una nebbiolina profumata.
Buon caffè e buon viaggio, qualsiasi esso sia.
Be Human.
A.



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