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I periodi sensitivi: cosa sono e come riconoscerli

Ciao! Che tu sia un genitore o una persona che lavora a stretto contatto con il mondo dell'infanzia oggi scopriamo insieme un altro argomento che può tornarci utile nella conoscenza del nostro bambino. Ci sono fasi dell'infanzia caratterizzare da un altissimo potenziale di apprendimento per il bambino. In questi specifici periodi la sua attenzione è focalizzata su qualcosa in particolare e le altre esperienze che gli vengono proposte, a confronto, perdono ogni attrattiva. Maria Montessori li definisce periodi sensitivi e sostiene, inoltre, che una volta superati, non si possano più recuperare con la stessa intensità. Ciò non vuol dire che l'apprendimento di una determinata abilità dopo il tempo "più appropriato" sia ormai impossibile, ma sicuramente richiederà maggiore sforzo e molto probabilmente non porterà agli stessi risultati. Vi sarà capitato sicuramente di osservare vostro figlio ripetere una stessa azione più e più volte, oppure ricordate pe...
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Mini-guida al gioco tattile per genitori

Non toccare! Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase da piccoli, e quante volte inconsapevolmente l'abbiamo ripetuta ai nostri figli, dimenticando quanto può essere spontaneo questo comportamento durante l'infanzia. P er il bambino il TATTO è il principale CANALE per ricevere e scambiare informazioni con l'ambiente, per questo è così spontaneo, quasi irrefrenabile l'impulso a toccare, sfiorare, grattare, tastare superfici e oggetti. Nel bambino piccolo tutti i sensi sono ricettivi, ogni esperienza diventa occasione di conoscenza e di comprensione del mondo che lo circonda, e tra tutte le esperienze tattili sono quelle che dalla nascita hanno un valore fondamentale. Secondo Munari l'infanzia è un periodo Zen, il periodo privilegiato per l'esplorazione sensoriale, tutti i sensi sono affinati e la conoscenza avviene attraverso il gioco, che può essere anche semplicemente di natura esplorativa. Grazie al tatto il bambino scopre attraverso una...

Il mio bambino non mi ascolta

Prima o poi nell’esperienza da genitori arriva il momento di confrontarsi con questo argomento:   il mio bambino fa i capricci, non mi ascolta! Penso sia una situazione abbastanza comune e spesso si fa fatica da genitore a gestire lo stress emotivo di fronte a certi comportamenti che alterano il nostro equilibrio, appunto, come i capricci o le crisi di pianto improvviso. Se si vuole approfondire l’argomento troviamo una serie vastissima di libri che trattano di questo, così come il numero di articoli presenti sul web, in molti hanno provato a trovare “soluzioni” per fronteggiare queste situazioni e tanti altri hanno addirittura inventato dei “metodi” per poterle gestire. Ma davvero può esistere un metodo valido ed efficace per tutti?   C’è una soluzione preconfezionata a un “problema” comune a generazioni e generazioni di genitori? Mi piacerebbe dire di si, che esiste la formula magica, la ricetta perfetta. Ma direi una grossa bugia. ...

Diventare genitori: un ostacolo o un'opportunità?

Un pomeriggio di qualche settimana fa', mi reco al supermercato con Ludovica giusto per prendere qualcosa per la cena, una scappatina veloce e poi dritte a casa. Nel momento in cui mi metto in coda alla cassa ho modo di osservare un paio di situazioni che mi hanno lasciato con l’amaro in bocca.   Prima una donna che di fretta e furia preme per uscire quanto prima non curante della figlia che piange nel passeggino, senza neanche degnarla di uno sguardo. La piccola sta piangendo ma non viene neanche guardata. Ora capisco che è difficile, che alcune situazioni sembrano ingestibili, ma capisco anche che dietro lo stress e la difficoltà si celano tante mancanze. Subito dopo un’altra mamma che minaccia il figlio più e più volte per farlo smettere di piangere, non sto esagerando, lo minaccia di non volergli più bene. Ora, io mi sto affacciando al mondo della genitorialità da solo un anno, e non sono qui per insegnare, né tantomeno per giudicare. Queste situ...

Tre giochi Montessori super-semplici (con cose che avete in casa)!

Ultimamente sto leggendo e raccogliendo in rete un po’ di materiale sulla pedagogia Montessori, devo dire che sono davvero affascinata dal suo modo di concepire il bambino e dall’importanza data ai primi anni di vita, anni fondamentali per un equilibrato sviluppo psicomotorio.   A primo impatto molte attività o proposte montessoriane possono sembrare particolari, ma con un pò di ricerca ho avuto modo di appurare che molte possono essere proposte con materiali facilmente reperibili, che già abbiamo in casa e con un pò di inventiva presentarli al bambino in maniera interessante. In effetti la pedagogia montessoriana comprende molte esperienze di vita pratica che si possono svolgere in casa, non necessariamente con materiali appositi. Qui il concetto cardine è la semplicità, nonché la libertà con cui il bambino si approccia a tali esperienze. Molte attività di vita pratica, in ambiente domestico, giochi a volte anche molto semplici, sono tra i...

Come leggere ai bimbi molto piccoli?

Spesso mi sono ritrovata a parlare con amici di questo argomento e di quanto fosse importante la lettura anche nei primi mesi di vita, ma tra titubanze ed espressioni ambigue, leggevo in loro la difficoltà di pensare a quest'attività come una cosa spontanea e attuabile col proprio bimbo così piccolo. Così ho scritto in un post (precedente a questo) i motivi o comunque le bellissime opportunità che si nascondono dietro questo momento tra genitori e figli. Adesso però andiamo un po' più nel concreto, cercando di essere quanto più semplici possibili, nel capire COME e QUALI libri proporre ad un bimbo piccolo o ad un neonatino. Cominciamo con qualche indicazione sulle modalità. Dove  Sarebbe preferibile creare uno spazio apposito, in modo che sia riconoscibile e familiare per il piccolo (un angolino, un tappeto, qualche cuscino...), inoltre, parlando di bimbi molto piccoli è importante catturare la loro attenzione e far sì che non siano attratti da altr...

Leggere ai bambini da piccolissimi: perché?

In genere si tende a pensare al libro come strumento di conoscenza giunti alla fase in cui il bambino inizia i primi apprendimenti scolastici, come “oggetto” necessario per imparare a leggere e a scrivere.   Nella mia breve ma significativa esperienza in ambito educativo e nel mondo della riabilitazione ho incontrato una gran parte di bambini che si affacciavano alla scuola primaria senza aver avuto alcun approccio al libro, al racconto o all’esperienza grafica, che sono appunto gli elementi fondamentali per l’apprendimento della lettura e della scrittura. Questa deprivazione tocca livelli estremamente bassi in ambienti più svantaggiati a livello sociale , ma anche in contesti più sensibili alla prima infanzia a volte si fa fatica a considerare l’approccio alla lettura significativo fin dai primi mesi di vita del bambino. Il motivo è quello a cui ho accennato sopra, ovvero, non si reputa tale attività importante o stimolante per il solo piacere che ne deriva, ecco ...