I tre mesi di Ludovica, noi che da due diventiamo tre.
Tre mesi da quel taglio, che insieme a tanto dolore,
mi ha portato la gioia giù grande della mia vita.
Tre incredibili mesi di stravolgimenti, dentro e fuori.
Le cose da dire sono tante e i pensieri si accavallano, ma ci provo,
a fare ordine e a raccontare come un giorno ti cambia la vita, per sempre.
Dalla nascita della nostra piccola è cambiato tutto e niente,
noi siamo sempre noi, con i sogni e i progetti nel cassetto,
con un matrimonio fresco fresco alle spalle, con tanti cambiamenti in così poco tempo.
Eppure siamo usciti totalmente diversi da quell’ospedale: con la testa colma di pensieri,
con le aspettative e le incertezze sulla vita da neogenitori, con la responsabilità di chi ha dato la vita e ora ha tra le braccia una persona da donare al mondo.
Scrivo queste parole quasi commossa al pensiero che quella personcina, uscita da me, appartiene al mondo e un giorno riscatterà questo diritto allontanandosi pian piano.
Ma preferisco non pensarci ora, c’è ancora un po’ da fare nel mezzo!
Da quel 6 Ottobre si chiude un capitolo della mia vita, lasciando spazio a uno totalmente nuovo.
Tra i dolori post-cesareo e la quantità decisamente elevata di ormoni che fanno festa nel tuo corpo, quasi non hai modo realizzare di essere diventata madre.
Intorno a te regna sovrano il caos, medici e infermieri che parlano del più e del meno, del pranzo domenicale, del regalo da comprare alla moglie, lasciandoti nel mare dei tuoi pensieri alquanto deliranti a causa del dolore lancinante di un utero che si contrare con un bel taglietto fresco di giornata.
Sì, devo ammettere che per me quei tre giorni in ospedale non sono stati proprio una passeggiata.
L’antidolorifico arrivato dopo quasi 12 ore, il volto cadaverico e sofferente, la tua bambina nel nido tra le mani di altri, mani che non sono le tue.
Diciamo che il mio post-partum non è stato dei migliori, ma la voglia di lasciare l’ospedale il prima possibile, il desiderio di tornare nell’intimità di casa con nostra figlia tra le braccia, mi hanno spinta a scendere da quel letto quasi piegata in due dal dolore, un dolore che non avevo mai immaginato di provare, ma che è stato il passaggio da attraversare per poter iniziare la nostra avventura in tre.
Sapevo che dopo il cesareo la ripresa sarebbe stata più lenta, ma solo il pensiero di essere a casa, di potermi stendere sul mio letto con la mia piccina mi consolava tantissimo.
Sorvolando sui dettagli più dolorosi di quei giorni, direi di concentrarci su altro.
Dopotutto, da lì si apriva un nuovo entusiasmante capitolo della mia vita, la maternità.
Da qualche parte proprio in questi giorni ho letto che diventare madre ti cambia le priorità - e voi direte che scoperta!
Ma c’era un punto interessante, in cui si parlava del tempo: diventare madre cambia il tuo modo di gestire il tempo, rendendolo ancora più prezioso e dando un valore maggiore al modo in cui lo impieghi, soprattutto se lo stai sottraendo a tua figlia.
Questi tre mesi mi sono serviti per essere madre al cento per cento, per calarmi appieno nel mio nuovo ruolo senza farlo entrare in conflitto col mio essere donna. Per sintonizzarmi sui bisogni di quella piccola creatura ancora totalmente dipendente da me. In quesi mesi ho avuto modo di riflettere molto sulla mia vita e su questo grande cambiamento.
Se penso a mia figlia, ai cambiamenti così rapidi che ne scandiscono la crescita, al modo in cui quelle braccia si stringono e si raccolgono sul mio seno, a quegli istanti preziosi in cui i nostri sguardi si incrociano, non posso non dedicarle tempo e attenzioni. Non sarà sempre così piccola, non durerà in eterno questa simbiosi, lo so, e per questo che non curante degli occhi indiscreti e dei commenti non desiderati, accudiamo la nostra piccola con la più alta forma di contatto possibile.
Se penso a mia figlia, ai cambiamenti così rapidi che ne scandiscono la crescita, al modo in cui quelle braccia si stringono e si raccolgono sul mio seno, a quegli istanti preziosi in cui i nostri sguardi si incrociano, non posso non dedicarle tempo e attenzioni. Non sarà sempre così piccola, non durerà in eterno questa simbiosi, lo so, e per questo che non curante degli occhi indiscreti e dei commenti non desiderati, accudiamo la nostra piccola con la più alta forma di contatto possibile.
Come coppia io e Simone abbiamo dovuto cedere molto del nostro tempo a Ludovica, cercando di non trascurare mai troppo la nostra relazione, anche se all’inizio la stanchezza e le notti insonni attentano proprio al dialogo e al tempo della coppia.
Naturalmente il suo supporto è stato prezioso per me, soprattutto nelle prime fasi dell'allattamento, nelle notti in cui proprio le mie forze si esaurivano, o anche quando mentalmente avevo bisogno di una pausa. Sapere che c'è qualcuno che si prende cura di te, mentre tu ti prendi cura di tua figlia, non solo ti rinfranca in un momento di stanchezza, ma rafforza anche il legame della coppia, che si trova ad affrontare una fase delicatissima.
Naturalmente nei mesi trascorsi dalla nascita di Ludovica ho visto il mio corpo trasformarsi, le mie abitudini saltare, i miei orari dissolversi per star dietro ai suoi ritmi. Ma i cambiamenti sostanziali sono avvenuti dentro.
Insomma, in questo periodo ho avuto modo di fare alcune considerazioni, preferendo il tempo trascorso con mia figlia e mio marito a tutto il resto. Mi mancano il mio lavoro e il tempo che dedicavo a me stessa, ma sono anche una persona estremamente aperta al cambiamento, purché porti una crescita, per cui ho deciso di intraprendere appieno questo percorso, riscoprendo il piacere per la scrittura, raccontandomi e condividendo le mie esperienze di vita.
Per la prima volta dopo anni sento di aver concluso definitivamente un capitolo, mi sento nei miei panni come non mi sentivo da tempo, mi sento cresciuta e più matura, pronta a dare più che a chiedere, mi sento più grata alla vita perché ne ho sperimentato la bellezza, mi sento pienamente donna e madre, pur non avendo rinunciato ai miei progetti, sento che questo è il tempo giusto per mettere in atto quello che mi appassiona e in cui credo, con la speranza che possa essere d’ispirazione per altre donne, perché insieme sicuramente si cresce e ci si arricchisce a vicenda.
A presto, A.



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