Quando si è piccoli il mondo appare in maniera completamente diversa da come poi lo “scopriamo” da adulti.
Nei ricordi d’infanzia spesso le cose sono intrise di magia e dolcezza.
Se ci capita di guardare oggi qualcosa che abbiamo vissuto da piccoli, ebbene questa ci sembra estremamente diversa da come la ricordavamo, spesso la realtà disillude quel fascino dei ricordi di bambino.
Dobbiamo anche dire che, se abbiamo custodito per tanti anni nella nostra memoria determinati frammenti, il merito è di chi si è preso cura della nostra fanciullezza, non solo provvedendo ai bisogni primari, ma regalandoci momenti - che per l’appunto - diventano tasselli preziosi della nostra storia.
Anche se apparentemente non ricordiamo alcune cose che abbiamo vissuto quando eravamo davvero molto piccoli, queste restano scolpite a un livello più profondo e modellano il nostro essere con modalità di cui non siamo neanche consapevoli.
Il modo di entrare in contatto con le altre persone, il modo in cui sappiamo rapportarci utilizzando il nostro corpo, la forza che mettiamo in una stretta di mano o in un abbraccio, sono solo alcuni degli esempi che mi vengono in mente quando mi riferisco a queste modalità relazionali, che non sono consapevoli o ragionate, ma che arrivano molto più dirette di tanti discorsi.
Immaginate di essere piccoli e indifesi, di non avere gli strumenti necessari per fronteggiare il mondo, un posto che state imparando a conoscere a piccoli passi.
Dove vi sentireste più al sicuro? Dove riuscireste ad abbassare le difese e a rilassarvi?
Tra le braccia di mamma e papà, tra le braccia di coloro che vi amano.
Sappiamo tutti la risposta, ma quest’argomento è ancora oggetto di tabù e di false credenze soprattutto nelle società occidentali.
<<Lo tieni sempre in braccio! >>
<<Così prende il “vizio”! >>
<<Il bambino deve “imparare” a dormire nella culla! >>
<<Così non riuscirai a fare più niente. >>
Da neomamma sono stata sommersa da questi meravigliosi commenti-mai-richiesti.
Se facciamo uno sforzo, liberandoci da concetti socialmente instillati nella nostra cultura, la quale ci propone un modello basato sull’autonomia precoce e sul distacco, immaginiamo quanto sarebbe bello seguire liberamente il nostro istinto nel prenderci cura di un esserino così piccolo.
Per una madre, soprattutto, è necessario seguire ciò che in quel momento è dettato dalla natura: accogliere, nutrire, consolare e proteggere lil suo piccolo. Per un papà sarà il desiderio di accudire la sua famiglia, sostenere la donna in un momento così delicato, proteggerli da “invasori” che potrebbero alterare l’equilibrio ancora così precario tra madre e figlio. Si sa, quando nasce un bambino, nascono anche due genitori.
Tra gli ambienti che frequentiamo spesso ci è capitato che qualcuno trovasse “strano” o comunque fosse incuriosito dal fatto che portassimo nostra figlia in fascia/marsupio.
Questa non vuole però essere una critica o una condanna nei confronti di queste persone, bensì una denuncia del fatto che ancora oggi, in una società in cui ormai la conoscenza è a portata di smartphone, molti non abbiano le corrette informazioni sullo sviluppo tipico di un bambino e sulle modalità di accudimento sostenute per di più da fondamenti scientifici, e la cosa peggiore è che spesso i neo genitori sono sprovvisti delle informazioni e del sostegno necessario.
Per il momento è bene soffermarsi su un argomento per volta, su pochi e chiari concetti alla portata di tutti, ricordiamo che la cosa importante non è diventare esperti imparando nozioni e metodi, ma imparare a leggere e a comprendere i segnali, è sintonizzarsi sul canale comunicativo del piccolo, poiché, per l’appunto, ogni genitore è l’esperto quando si parla del proprio bambino.
Babywearing: come e perché l’abbiamo scelto
Fin da quando portavo mia figlia nel pancione ho iniziato a documentarmi e a leggere un’infinità di libri di puericultura, poiché oltre ad essere una futura mamma, questi argomenti si sposano anche con i miei studi e il mio lavoro, per cui avevo davvero piacere ad approfondirli.
Nello specifico, ho iniziato ad interessarmi al babywearing durante il corso per insegnanti di massaggio infantile AIMI, in cui si parlava più in generale dell’accudimento perinatale e delle varie forme di contatto, tra cui questa “pratica”, che a noi occidentali piace tanto (diciamocelo, fa tanto mamma africana!).
Ma al di là del piacere visivo, nell'ammirare questi meravigliosi intrecci che legano (non solo fisicamente) mamma/papà al proprio bebè, questa modalità di portare i bimbi con sé ha tantissimi effetti benefici per il piccolo e per i suoi genitori.
Eccone alcuni che ho sintetizzato per voi:
BENEFICI PER I GENITORI:
- controllo costante del piccolo (a portata di bacio)
- braccia libere (e qui non venitemi a dire che è una cosa da poco!)
- senso di autonomia maggiore nello svolgere semplici attività
- migliore autoefficacia genitoriale (ovvero ci sentiamo mamme e papa TOP!)
- rilassamento (e qui parliamo di ormoni) e diminuzione dello stress.
BENEFICI PER IL BAMBINO:
- generale miglioramento dei parametri vitali (frequenza cardiaca e respirazione)
- senso di calore e protezione (favorisce sonno profondo e duraturo)
- sicurezza nel sentirsi protetto dal caregiver (base per un buon attaccamento)
- digestione facilitata dalla posizione verticale (per la nostra bimba è stata una soluzione ideale in risposta ai continui rigurgiti)
- aiuta a gestire le “coliche” del neonato, o le piccole crisi di pianto apparentemente immotivate.
Noi abbiamo preferito questa modalità sulla base dei benefici sopra citati (vi ho riportato quelli che secondo la nostra esperienza sono stati i principali effetti riscontrati, e la cosa che ancora non vi ho detto è che iniziando a portare la mia piccola in fascia fin dal primo mese lei ha associato questa modalità al suo momento del “pisolino” quindi quasi sempre in fascia si addormenta e così facendo ha sviluppato una buona routine anche nel ritmo sonno-veglia.
Ci tengo a precisare che non sono un'esperta, ma ci tengo molto a condividere la nostra esperienza. Con ciò non intendo fare differenze tra genitori buoni e meno buoni, questa è la modalità che meglio si è avvicinata alle nostre esigenze familiari.
Vorrei terminare con alcune parole che racchiudono cosa rappresenti per me quest'esperienza:
Lo definirei un delicato momento-spazio in cui si conserva quell’integrità originaria della gravidanza, per la madre, mentre il padre la vive e la sperimenta qui per la prima volta. Si instaura una relazione diadica stabile, un “ritmo” tonico tra chi porta e chi viene portato.
Per noi è un esperienza di AMORE, FIDUCIA E SICUREZZA. UN DONO PER NOI E PER LEI.
Certo non è un atto obbligatorio, o necessario, così come sono gli atti d’amore. Sono scelte che si fanno donando parte di sé stessi, del proprio corpo, del proprio tempo.
Ma vi assicuro che con un po’ di lavoro iniziale, per stabilire le vostre preferenze e i vostri tempi, questa sarà stata una delle esperienze che renderanno il viaggio di essere genitore ancora più ricco di emozioni.
LIBRI CONSIGLIATI:
A presto,
A.




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