In genere si tende a pensare al libro come strumento di conoscenza giunti alla fase in cui il bambino inizia i primi apprendimenti scolastici, come “oggetto” necessario per imparare a leggere e a scrivere.
Nella mia breve ma significativa esperienza in ambito educativo e nel mondo della riabilitazione ho incontrato una gran parte di bambini che si affacciavano alla scuola primaria senza aver avuto alcun approccio al libro, al racconto o all’esperienza grafica, che sono appunto gli elementi fondamentali per l’apprendimento della lettura e della scrittura.
Questa deprivazione tocca livelli estremamente bassi in ambienti più svantaggiati a livello sociale, ma anche in contesti più sensibili alla prima infanzia a volte si fa fatica a considerare l’approccio alla lettura significativo fin dai primi mesi di vita del bambino.
Il motivo è quello a cui ho accennato sopra, ovvero, non si reputa tale attività importante o stimolante per il solo piacere che ne deriva, ecco il punto.
Leggere per il piacere di leggere.
Questo è il motivo per cui leggere ai bambini fin da piccolissimi.
Non c’è nessuna lezione da imparare, non ci sono compiti da svolgere.
Sto parlando della lettura proposta in diverse modalità a bambini, neonati o ancor prima, nel pancione della mamma.
Il punto non è il libro, la storia, la figura. A questi mesi (o giorni) il punto di forza di quest’attività è la VOCE. Il neonato riconosce la voce materna dall’esperienza intrauterina, poi quella del papà e via via quelle dei familiari. Da qui si può cominciare a parlare di lettura, racconto, dialogo, come uno STRUMENTO per entrare in relazione, per creare uno spazio privilegiato in cui si instaurano legami fortissimi.
Leggere ai bimbi da piccoli è importante perché il momento della lettura diventi “familiare”, perché riconoscano fin da subito il libro come strumento peculiare, diverso da tutti gli altri oggetti, come contenitore di storie!
I LIBRI ESSENDO PORTATORI DI UN CONTENUTO ESPRESSO GRAFICAMENTE SONO CANALI DI ACCESSO AL SIMBOLICO E DI CONSEGUENZA AL PENSIERO ASTRATTO.
Sarebbe inutile specificarlo, ma ribadiamo un concetto importantissimo:
è risaputo ormai come l’esposizione precoce alla lettura incida sullo sviluppo delle abilità linguistiche del bambino, ampliandone il vocabolario, aumentando i tempi di attesa e di attenzione, donandogli abilità di introspezione e lo aiutino a parlare dei propri sentimenti.
Ma questi non devono essere i MOTIVI per cui leggere al proprio piccolo, molto più semplicemente, quest’attività farà parte delle vostre giornate, sarà un momento speciale in cui si chiudono le porte e ci si dedica del tempo da condividere.
Oggi giù che mai, in un mondo frenetico come il nostro, i bambini desiderano attenzioni, del tempo dedicato solo a loro, uno spazio di intimità in cui sentirsi accolti.
Il momento delle storie può essere il collante per soddisfare molti di questi bisogni.
Leggere al proprio piccolo incide in maniera sostanziale anche sui genitori:
- ne aumenta l’autoefficacia ( ci si sente gratificati nel fare qualcosa che piace al nostro piccolo, sostenendolo nella sua crescita emotiva),
- crea uno spazio di intimità in cui cresce il legame affettivo,
- fornisce al genitore uno strumento valido di gestione di eventuali dinamiche di sviluppo (pappa, spannolinamento, nanna, capricci…)
- aiuta a instaurare routine quotidiane (importantissime per un bambino piccolo),
- la lettura condivisa crea un momento di “riunione” familiare (tempo di qualità).
Spero che questa piccola introduzione sia stata chiara, nel prossimo post vorrei parlarvi di COME leggere a bimbi piccolissimi, quali tipologie di libri preferire e del progetto Nati per Leggere.
Grazie per esservi fermati nel mio blog e a presto,
A.




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